Simone Olla

In girum

Ogni persona che sfioro mi ricorda una dimenticanza, o semplicemente rimarca un difetto. Vivo un periodo di giudizio latente e sotterraneo, un chiacchiericcio che non mi somiglia: pizzichiamo di rado questa tensione vitale liberata dalla connessione virtuale, e cadiamo troppo spesso nel silenzio rassicurante di uno schermo.

La vedo per la prima volta una sera di marzo, al bar: io sono fuori che fumo una sigaretta e lei entra con qualcosa sottobraccio che somiglia a un quadro… per tutta la serata starò attento ai suoi movimenti, e durante l’unica distrazione discorsiva durante la quale animatamente sottolineo la mia sarda appartenenza, lei mi sfugge e se ne va.
E non so nemmeno come si chiama.
Ma se n’è andata? chiedo a Yoann.
Lui mi guarda con gli occhi di fuori e mi risponde di sì, se n’è andata…
Sciacqua un bicchiere e ritorna su di me: ma di chi stai parlando? di Anaïs?
Sì, quella ragazza alta che aveva un quadro sottobraccio.
Sì, Anaïs, fa Yoann.
E se n’è già andata?
Sì, mi ha detto che era stanca. Vuoi una birra?
Sì, grazie.
E siamo di nuovo al bancone: io e la mia birra da una parte, Yoann e Samish dall’altra. Poi tutti gli altri esseri umani che animano questo incantesimo sociale: il bar.
E la novità del giorno dopo sarà l’accrochage: il quadro di anais appeso proprio davanti ai miei occhi, il quadro di Anaïs che guarda le spalle di Yoann e Samish, che mi ricorda un tango di Carlos gardel.
buonasera, il tuo quadro puzza di Argentina. Ti chiami Anaïs?
Sì, e tu?
Mi chiamo Simone. E sono incantato.
E lui si chiama Gilles, stiamo parlando di campagna…
Incantato a tal punto anche dal vostro soggetto che ahimè, in questa sede, ora, non intendo proprio trattarlo… ma beviamo: una birra, Anaïs?
Sì, grazie.
E lei Gilles?
No, grazie sono servito.
Due birre Yoann: una per me una per Anaïs.
E rimango in attesa, leggermente distante dai due che continuano a parlare molto vicini.

Io guardo il quadro davanti a me, il suo equilibrio circolare, le sue danze: ogni immagine del collage è un suono che mi riporta a la plata, dal mio amico Dario.